domenica 28 maggio 2017

Un tè in giardino 2017

L'edizione numero due di Un tè in giardino si è appena conclusa e siamo davvero felici ed emozionate del successo che ha riscosso. Siamo anche molto stanche, ma ci riprenderemo presto e ritorneremo in pista per preparare la numero tre!
Nella cornice del giardino e della cantina della parrocchia è andata in scena una manifestazione elegante, curata e... perché no, anche molto gustosa, visti i vari momenti gastronomici, ovviamente accompagnati da teiere colme di tè.
Abbiamo avuto l'onore di ospitare per entrambi i giorni una splendida mostra di acquerelli della pittrice Carla Ravetti, che ha anche tenuto un seguitissimo corso la domenica. 
Sabato ha aperto la manifestazione Roberta Massa, foodblogger e autrice della pagina FB A casa di Byro,con un cooking show dedicato alla pastafrolla. Successivamente  abbiamo ospitato la bravissima e cordialissima Simonetta Chiarugi, scrittrice e blogger, che ha presentato il suo ultimo libro, Più orto che giardino, e ha condotto un workshop sulla creazione di una ghirlanda fiorita. Alle 17 poi abbiamo organizzato un vero e proprio tea time all'inglese, con cibi tipici preparati dalla foodblogger e scrittrice Ilaria Fioravanti , da una simpatica ragazza gallese trapiantata in Liguria, Harriett e dalla sottoscritta.
Fra tazze di tè, una sontuosa Victoria Sponge, sandwiches al cetriolo e al tacchino, scones con confettura e hot cross buns è trascorso un piacevolissimo pomeriggio. 
Domenica invece le ortensie sono state protagoniste, con il tè ricavato da una varietà particolare e vari interventi dell'esperta internazionale Eva Boasso
All'ora del tè questa volta si è parlato genovese, protagonista è stata una storica società dolciaria genovese: Preti.
 Grazie ad Ilaria Fioravanti per i bellissimi scatti che impreziosiscono questo post.

Vi aspettiamo a maggio 2018!









Valeria

martedì 23 agosto 2016

23 agosto: ora di talee!

Uno dei migliori modi per riprodurre una rosa (e non solo) è la talea. Ci sono varie teorie circa il periodo migliore per mettere in pratica questa semplice tecnica: chi indica il periodo tra novembre e dicembre, chi i mesi primaverili. Ma c’è un momento nell’anno che, per esperienza, garantisce il successo quasi totale ed è quello che inizia oggi, 23 agosto (giorno dedicato a Santa Rosa da Lima) e che durerà fino ai primi di settembre.  
Come effettuare la riproduzione per talea:
In base alla mia esperienza, posso dire che questa tecnica riesce meglio se le talee sono prelevate da piante non giovanissime, meglio se già lignificate. Quest’anno, però, voglio provare a dividere Wollerton Old Hall, Leonardo da Vinci e Generous Gardener che ho messo a dimora da due anni. Non sono ancora lignificate del tutto, ma sono talmente vigorose da farmi ben sperare.

Ma cosa sono le talee? Non sono altro che pezzi di ramo tagliati che, interrati e lasciati a dimora per un lungo periodo di tempo, radicano dando origine a nuove piante identiche alla madre.

Come tagliare le talee?
Per prima cosa è necessario scegliere rami giovani che abbiano da poco fiorito e che quindi siano in piena vegetazione, assicurando il nutrimento necessario per il radicamento. La lunghezza migliore della porzione di rosa da tagliare è sui 15-20 cm. Effettuare un taglio orizzontale sotto una gemma fogliare (il tessuto duro impedirà che la base marcisca). 


Il ramo tagliato, adesso deve essere porzionato: effettuare un taglio obliquo sopra un’altra gemma fogliare: la base orizzontale andrà interrata, quella obliqua, alla quale lasceremo due foglie che possano eseguire la fotosintesi, sarà invece posta verso l’alto.


 In quest immagine (presa dal Web) si vedono la giusta angolazione e distanza dalla gemma fogliare 


Piantare talee: il tempo dell’attesa
Una volta ottenuta la talea, è il momento di interrarla in un vasetto contenete 50% di torba e 50% di sabbia. Posizionare la porzione di rosa, come già detto con le foglie rimaste in alto e la base orizzontale in basso. Lasciando circa 4 cm dal fondo del contenitore.
A questo punto, alcuni suggeriscono di ricoprire il vasetto con un sacchetto da surgelati (tenuto separato dalla pianta con un bastoncino) e di porlo in luogo illuminato, ma non  a contatto diretto con il sole fino a che le foglie cadranno, per poi scoprire e lasciare aperto fino all'emissione delle prime gemme.
                                  

Io posiziono direttamente il vasetto senza sacchetto in un luogo illuminato, assicurandomi di tenere umida (ma non troppo) la terra. Ai primi freddi ripongo le piantine in una piccola serra fino a primavera. Normalmente ottengo buoni risultati.
Quando le prime gemme spuntano, la nuova pianta può essere trasferita in un vaso più grande o in piena terra: avremo ottenuto una copia identica della rosa madre.

L’uso di ormoni radicanti può favorire il successo anche in altri periodi dell’anno, ma io non li uso mai.
Un'altra tecnica (suggeritami dalla mia amica Gabriella, mamma di Valeria) prevede l'uso di una patata. La talea non viene interrata, ma inserita in una patata poi messa a terra. Non ho mai provato questo metodo diverso, ma lo farò!


Devo dire che la mia fiducia va veramente al periodo tra il 23 agosto e il mese di settembre. Lo scorso anno, in questo periodo, mio papà mi ha dato talee di una meravigliosa rosa rossa che ha in campagna, l’ho piantata direttamente in terra e mi ha già dato una meravigliosa fioritura.


La moltiplicazione per talea consente di non perdere piante che si amano particolarmente o di regalarle ad un’amica. Molti appassionati si scambiano talee via posta e i grandi vivai di rose usano questa tecnica per riprodurre le piante che venderanno. Ci vuole un po’ di pazienza e i risultati non sono sempre garantiti, però vale la pena provare!

mercoledì 20 luglio 2016

Un sogno di rose

"C’era una volta una rosa bianca come il burro, delicata, ma al tempo stesso forte, robusta, vigorosa tanto da farsi strada tra le recinzioni di due giardini confinanti e farsi notare, prepotente e affascinante ammaliatrice, da una famiglia di Brescia che, colpita dal suo incantesimo di bellezza, decise di iniziare a coltivare rose per riempire il mondo con il loro incanto."


                                                                    Alberic Barbier, 1900

Quella rosa si chiamava Alberic Barbier e la famiglia Rizzonelli  non è la protagonista di un racconto di fantasia, ma di una bellissima storia nella quale mi sono imbattuta per caso sfogliando le pagine di una rivista di giardinaggio. Affascinata dai protagonisti del mondo vivaistico, specie se legato alle rose, ho contattato l’azienda per chiedere di poter scrivere un post su di loro per questa nuova avventura online. Ho da subito avuto una risposta molto positiva da parte di Giovanni, figlio dei proprietari, che mi ha dato tutte le informazioni necessarie a raccontare la storia del Vivaio Rose Rifiorentissime di Ciliverghe di Mazzano, in provincia di Brescia.

Roberto Rizzonelli e Adriana Balzi, affascinati dalla rifiorenza e dallo splendore della Alberic Barbier piantata dal vicino di casa e prepotentemente debordata nel loro giardino, nel 2001 decisero di avviare un vivaio di rose a Brescia.  Scelsero un campo dove in precedenza veniva coltivato il granoturco, costruendo un fabbricato che riproduce così fedelmente gli edifici di una volta da sembrare assolutamente autentico: travi, capriate, coppi antichi, muro in pietra, arredamento d’antan, pavimento in cotto recuperato dalla demolizione di un palazzo d’epoca, insomma, sembra di entrare in un orto botanico settecentesco.



                                         La planimetria del vivaio Rose Rifiorentissime



                                                                    La sede del vivaio





Poi la scelta delle rose: la Signora Adriana ha girato l'Europa alla ricerca di rose particolari e rare, alcune addirittura completamente scomparse dal mercato. La scoperta più sensazionale e del tutto casuale  fu l’incontro con un anziano collezionista ungherese che le mostrò i tesori raccolti nel corso di una intera esistenza, consentendole di riprodurle, dando così nuova vita a queste varietà pressoché introvabili: una vera e propria “banca” di preziosi esemplari storici.




Per un’appassionata come me, l’esperienza della famiglia Rizzonelli è come un sogno. Solo i collezionisti possono capire l’emozione della ricerca, la gioia della scoperta e la soddisfazione del potere piantare in un angolo del proprio roseto, per quanto piccolo come il mio, una rosa che si credeva perduta o una varietà molto antica. E solo chi ama le rose in modo un po’ folle come me, può capire la gioia di conoscere, anche se solo a distanza, persone che hanno realizzato il proprio “sogno di rose”. Con fatica, certo, con sacrificio. Perché coltivare la terra, dedicarsi alle proprie piante facendone una scelta di vita non è facile, richiede costanza e dedizione. Ma con questa fatica e dedizione la famiglia Rizzonelli contribuisce a rendere più belli e colorati i nostri giardini, possiamo non essere loro riconoscenti?

Quindici anni dopo, Rose Rifiorentissime (l'azienda si chiama così perchè il 70-75 % dell’ assortimento è composto da varietà molto rifiorenti) è un'azienda specializzata in rose provenienti da collezioni dei più importanti ibridatori europei e nella progettazione di splendidi "Giardini di Rose".
Il vivaio vanta un assortimento di oltre 350 varietà e il visitatore può accedere alla documentazione scientifica su ogni rosa per potere scegliere al meglio. Come dice Giovanni che ci accompagna in questa visita virtuale: è impossibile uscire senza aver trovato la rosa che si cerca: “abbiamo rose con forme, colori, petali e spine particolarissimi: vi sono rose striate, rose di color lilla, di color terracotta, oppure la rosa nera ovvero la famosa Black Baccara".
 Black Baccara



                                                                
La distesa infinita di rose all'interno del vivaio, lo sentite il profumo?

Tra le categorie presenti in vivaio citiamo le  Rose Floribunda (di altezza media, di solito massimo un metro, molto rifiorenti, dal fiore medio-grande, che fanno fiori in corimbi di solito di massimo 4-5 fiori, molto generose nella rifiorenza, ma scarsamente profumate);  Rose Minifloribunda (molto simili alle floribunde, solo che sono di dimensioni più modeste, spesso 40-60 cm; anche queste molto ben rifiorenti, ma poco profumate); Rose Ibrido di Moschata (rose che quasi sempre hanno il fiore semplice, che ricorda le roselline di campagna, quindi con solo 5 petali o comunque pochi raccolti in mazzetti, molto spesso vigorose e ben ramificate. Sono una delle pochissime categorie di rose ad accontentarsi anche di poco sole. I colori sono classici, e il profumo il più delle volte non è significativo) e Rose Ibrido di Tea, di cui abbiamo già parlato in un post precedente e che sono forse le rose più famose, ovvero quelle che si possono recidere (hanno un portamento eretto, fanno pochi steli ma molto grossi, ed in cima ad ogni stelo vi è un fiore singolo, di forma perfetta, spesso profumato, che se reciso nel momento giusto può rimanere in fiore fino a 10-15 giorni).



Paul Lede



Garden Princess

                                                                     Kathleen

Dal profumo che sento, capisco che ci stiamo avvicinando alle mie preferite: le antiche e le inglesi del mio adorato David Austin. Ecco infatti le regine di ogni roseto che si rispetti: Portland, Ibridi di Muscosa, Ibridi di Chinensis, Rose Botaniche, Ibridi di Spinosissima, Ibridi di Bracteata, Alba, Tea, Galliche, Bourbon, Ibrido Perpetuo, Rosa Rugosa, Ibrido di Roxburghii, Centifolia, Damascena e molte altre fanno parte della mia ultima ossessione: le rose antiche, dal profumo straordinario e, in alcuni casi, dalla prolungata rifiorenza.
Come sappiamo, alcune di queste varietà sono ottime anche in cucina o in cosmesi (ne parleremo in seguito).


Baron Girod de l'Ain, 1897

E dato che il primo amore non si scorda mai, mi fermo ammirata davanti ai capolavori di Austin, è lui il colpevole della mia passione (mio marito gliene sarà eternamente grato): dai colori sfumati o sgargianti, col fiore stradoppio grande, che spesso ricorda la forma del fiore della peonia; quasi sempre sono molto profumate. Hanno un portamento vigoroso, a tal punto che alcune varietà si possono tranquillamente coltivare come piccole rampicanti. Queste rose sono, in generale, molto generose nella rifiorenza.


 Perdita, David Austin


Lasciate le mie care inglesi, ecco le Rose Rampicanti: altra categoria molto ampia, che convenzionalmente contiene tutte quelle rose che hanno un’altezza minima di 200-250 cm. Ne esistono innumerevoli tipi, e si possono utilizzare per adornare la propria casa, oppure per fare siepi, oppure per ricoprire pergolati. Di solito la rifiorenza nelle rampicanti è più contenuta, ma in compenso esistono diverse varietà che sviluppano una foltissima e sanissima ramificazione. Poi vi sono rose eccezionali come la Filipes Kiftsgate, che può superare i 15 metri di sviluppo, leggende raccontano che superi anche i 20 metri.

 Gloire de Dijon

Poco distante intravedo piante da frutta e incontro la signora Adriana che con orgoglio, mi racconta che Rose Rifiorentissime non è solo un vivao di rose, infatti, l’Azienda si occupa dal 2003 anche della ricerca e rimessa in coltivazione di vecchie varietà di alberi da frutto bresciani,  di facile coltivazione, produttivi  e quindi ideali per il frutteto domestico.
Le varietà antiche sono molto resistenti alle malattie perché essendo state coltivate per secoli in un determinato territorio, si sono adattate agli specifici microclimi, quindi riescono a fruttificare bene senza dare molti problemi. Al contrario le varietà moderne sono selezionate per le coltivazioni intensive, quindi necessitano di notevoli concimazioni e di conseguenza di notevoli trattamenti antiparassitari. I frutti antichi hanno spesso anche una notevole serbevolezza, ossia la capacità di mantenersi (se conservati in ambiente non riscaldato) in alcuni casi anche 4-5 mesi, peculiarità preziosissima per chi vuol fare una sana dispensa.

La visita virtuale si conclude con la gioia di avere condiviso un sogno realizzato e con la speranza di potere presto aggirarmi sul serio tra gli affascinanti esemplari collezionati dalla famiglia Rizzonelli che ringrazio di cuore, in particolare di Giovanni per la generosità e la gentilezza con la quale ha accompagnato la creazione di questo post, per le informazioni che l'hanno reso possibile e per le splendide foto che mi ha inviato.

VIVAIO ROSE RIFIORENTISSIME
Via Portesi, 23 – Ciliverghe di Mazzano (BS)



martedì 19 luglio 2016

In un angolo del giardino

In un angolo del giardino, verso metà giugno, esplode un alto cespuglio tinto di rosa: le Dahlie, fiori a volte sottovalutati, ma dalla grande presenza scenica che, una volta terminata la propria esibizione spettacolare spariscono per riposare fino all'estate successiva. 

Queste amanti del sole sono ottime per le bordure miste tipiche del cottage garden. Ne esistono diverse varietà e prima di metterle a dimora è importante controllare l'altezza che raggiungeranno per non rovinare l'effetto d'insieme che si desidera ottenere:  le mie, ad esempio, raggiungono il metro di altezza, quindi stanno bene tutte insieme a formare un grosso cespuglio e in un un'aiuola mista dovrebbero essere posizionate sullo sfondo. 


Esistono, tuttavia, anche Dahlie di piccole dimensioni  (le nane o le pompom), ottime per un primo piano o per un muretto a portata di sguardo. 

Gli esperti consigliano di rimuovere i bulbi a fine estate e di posizionarli in una cassetta su un letto di sabbia da riporre in un luogo asciutto fino alla nuova messa a dimora che avverrà a primavera. Questa è una buona cosa per chi, come me, spesso sbaglia le posizioni degli impianti e prova a spostare le piante fino a raggiungere un buon risultato (e mi consolo perchè grandi giardiniere come Gertrude Jeckyll o Vita Sackville-West spostavano e rispostavano i fiori fino ad essere soddisfatte). Nel mio caso,  non è necessario riporre i bulbi perchè gli inverni miti della Liguria non li mettono in pericolo. 


Ma da dove arrivano questi fiori ormai così comuni nei nostri giardini?
Fu un botanico allievo di Linneo a scoprirle alla fine del 1700 in Messico. Andrea Dahl (da cui il nome della specie) riuscì a riprodurle per semina e le portò in Europa, nell'orto botanico di Madrid.  Nel 1804 furono portate a Berlino, dove lo studioso russo Georgi iniziò le ibridazioni (in alcuni paesei europei le Dahlie, infatti, vengono chiamate Georgine  in suo onore).

Oggi si contano circa 30 specie del genere Dahlia e più di 20.000 cultivar dalle mille forme e dai mille colori, vera ricchezza per ogni giardino.



Sabrina

sabato 25 giugno 2016

Il lungo viaggio delle ortensie

Se si pensa ad un giardino, una delle prime piante che viene in mente è senza dubbio l’ortensia. Tutti la sanno riconoscere, è una di quei fiori che fanno parte delle conoscenze botaniche della maggior parte delle persone. 









Le ortensie di casa Balostro

Il nome “Ortensia” è utilizzato genericamente per indicare le varietà di Hydrangea Macrophilla soprattutto sul continente Europeo. Nel mondo anglosassone invece si predilige proprio il termine “Hydrangea” per identificare tutte le varietà appartenenti a questo genere.

Gli studiosi attribuiscono la scelta del nome Hortensia al botanico francese Philibert Commercon che la trovò sul’isola di Bourbon nel 1771 e che probabilmente la volle dedicare all’amica Nicole Reine Lepaute, chiamata Hortense.

Il secondo termine Hydrangea (scelto per identificare il genere) fu utilizzato per la prima volta dall’olandese Johann Frederick Gronov nel 1739 per identificare una pianta spontanea della Virgina. L’ipotesi più accreditata per l'origine di questo nome stabilisce che si tratta di un neologismo di derivazione greca: Hydra (acqua) e Angeon (recipiente) per richiamare la forma dei semi che ricordano antichi recipienti per la raccolta dell’acqua.

Ma da dove arriva questa pianta che predilige gli spazi un po’ ombreggiati di orti e giardini, che ha bisogno di abbondanti irrigazioni nei mesi più caldi, ma che riesce ad adattarsi molto bene anche ai terreni abbandonati dove, in assenza di potature, raggiunge dimensioni notevoli? Per rispondere a questa domanda dovremo, ancora una volta, imbarcarci su un vascello e tornare indietro nel tempo, fino al XVIII secolo.
 Ancora ortensie di casa Balostro

 La centenaria ortensia di casa Bagnasco Hydrangea macrophylla Otaksa (1894)

La prima tappa ci porta in America settentrionale alla scoperta dei primi esemplari di Hydrangea. Fu l’esploratore John Clayton ad inviare in Europa un erbario nel quale comparve il primo esemplare di Hydrangea, così chiamata dall’olandese Gronov e in seguito catalogata da Carl Von Linné. Questo esemplare di idrangea americana, in realtà aveva già fatto la sua comparsa nel giardino del mercante inglese Peter Collison nel 1736, infatti i viaggi dei cacciatori di piante spesso erano sovvenzionati da ricchi mecenati che erano i primi a ricevere semi o esemplari vivi per le loro tenute.

Tra le varietà introdotte dal Nord America, la più interessante èfu senza dubbio Hydrangea Quercifolia, così chiamata appunto per la forma delle foglie molti simili a quelle della quercia e che presenta grandi infiorescenze a forma di cono (panicoli). Ancora poco diffusa nei nostri giardini è sicuramente una specie interessante, giunta in Europa dopo il 1773, anno della prima classificazione.

 Hydrangea Quercifolia

Nel 1774 giunsero in Francia 34 casse contenenti l’erbario e gli effetti personali del già citato botanico Commercon, morto sull’Isola di Bourbon nel 1773. Per sua volontà, le copie dell’erbario furono consegnate ai principali atenei europei e ad alcuni prestigiosi giardini botanici, tra cui quello di Genova.

Di ritorno dal Nord America, il nostro viaggio alla scoperta delle ortensie prosegue a bordo di uno dei Tea Clippers della Compagnia delle Indie Orientali sul quale incontriamo i cacciatori di piante che, esplorando i giardini cinesi e giapponesi, si imbatterono in questa nuova varietà botanica inizialmente paragonata al Viburno e al Sambuco.

A Londra nel frattempo venne fondata la Linnean Society, diretta da Sir James Edward Smith che acquistò tutto il frutto del lavoro di Linneo  e pubblicò, tra il 1790 e il 1793 la tavola di una nuova varietà di origine cinese Hydrangea Hortensis inviata nel 1790 da Sir Joseph Banks (lo stesso dal quale presero il nome le Rose Banskiae) e importata in Inghilterra dallo stesso Mr Slater che introdusse una delle quattro rose cinesi di cui abbiamo già parlato, la Slater’s Crimson China.

Per tutto l’ 800 continuò il febbrile e affascinante lavoro di cacciatori di piante e botanici che introdussero in Europa e a catalogarono nuove varietà di questa affascinante specie diffusa spontaneamente nelle Americhe e in Asia. 

Anche nel corso del ‘900 continuarono le importazioni e iniziarono le ibridazioni.

In base a quanto suggerito dall’ibridatore Michael Haworth-Booth le infirorescenze  si possono classificare in due tipologia: mophead, cioè globosa, quella della tipica ortensia, e lacecap, cioè a cuffia di pizzo tipica delle varietà giapponesi. Molto interessante fare un tuffo all’interno di queste spettacolari infiorescenze: i petali colorati più grandi sono sterili, servono soprattutto per attirare gli insetti impollinatori sui più piccoli, a volte minuscoli, fiori fertili.
 Fiori fertili di Hoi-no-hoshi
                                                           

Hydrangea serrata Hoi-no-hoshi nel mio giardino scoperta nel 2000 in Korea

Le foglie possono avere dimensioni e forme diverse. Normalmente sono caduche e di forma ellittica e lanceolata. Alcune hanno profonde nervature. Ricordo che uno dei giochi preferiti della mia infanzia era “cucinare” per finta le foglie delle ortensie del giardino di Langasco, ormai centenarie. Normalmente erano bistecche, ma tagliate e striscioline sottili potevano anche diventare ottime tagliatelle al pesto. I fiori erano per lo più ravioli o squisiti dolcetti.

Attenzione però perché l’ortensia non è una pianta commestibile. L’unica cultivar edule è la Hydrangea serrata Oamacha, dalla quale i giapponesi estraggono un tè dolce utilizzato anche per rituali lavaggi della statua del Buddha.

 Hydrangea Oamacha


  Hydrangea "Romance" nel mio giardino

  
  Hydrangea "Mirai"nel mio giardino (1990 Mototeru Yatabe)


Ringrazio Simona, Cristina e Franco per avere condiviso con noi le foto delle loro spettacolari ortensie. 

Per approfondire la conoscenza delle ortensie suggerisco "Ortensie e idrangee" Eva Boasso Ormezzano. Edito da L'Artistica Editrice

Le immagini di Hydrangea Quercifolia e Oamacha sono tratte dal web






mercoledì 22 giugno 2016

RHS Chelsea Flower Show 2016

Parlando di Chelsea, chi ama Londra penserà al bellissimo quartiere, chi è amante del pallone alla blasonata squadra di calcio, magari qualcuno si ricorderà della (piuttosto bruttina) figlia del presidente Clinton. Chi ama il giardinaggio però, pensando a Chelsea non può non rammentare il mitico "RHS Chelsea Flower Show" che si è tenuto a Londra, nei giardini del Royal Hospital Chelsea, dal 24 al 28 maggio 2016, giunto all'edizione numero 103. Centinaia gli espositori e i garden designer che si cimentano negli allestimenti, pronti a sfidarsi per vincere gli awards più prestigiosi.
Lo organizza la celeberrima Royal Horticultural Society, fondata a Londra nel 1804 con il nome di Horticultural Society of London e ribattezzata con l'attuale denominazione nel 1846. Questa associazione senza scopo di lucro si propone di promuovere il giardinaggio e la cura delle piante ad altissimo livello, senza dimenticare la flora selvatica e la salvaguardia ambientale in generale.

Ovviamente in Inghilterra questa mostra è un'istituzione, un vero e proprio evento mondano, con celebrità e membri della  famiglia reale che fanno a gara per farsi fotografare fra piante e giardini, e inoltre detta i trend del giardinaggio dell'anno.

La duchessa di Cambridge e sua maestà la Regina hanno presenziato con la loro abituale eleganza.


Spulciando fra le pagine del Telegraph, scopriamo un inaspettato mood positivo per le installazioni marmoree e rocciose, con giardini piuttosto minimalisti.

Il giornale stesso ha partecipato con un giardino su questo stile, creato dal garden designer Andy Sturgeon, e ha vinto il titolo di "Best in show garden"



 Molti floricultori hanno dedicato ai novant'anni della Regina le proprie creazioni floreali e il nostro amato David Austin ha creato una nuova rosa in onore dello scrittore per ragazzi Roald Dahl.

Il classico profilo di Elisabetta II realizzato con fiori dalle bellissime sfumature:


La rosa di Austin dedicata a Roald Dahl:



Interflora, marchio ben noto anche qui da noi, ha creato una spettacolare installazione dal titolo "Time for tea":


Decisamente la nostra preferita!

In rete, trovate decine di fotografie e articoli per approfondire l'argomento, noi speriamo di avervi ingolosito. Chi può dirlo? Magari il prossimo anno faremo un reportage dal vivo! Intanto meditiamo sull'iscrizione alla RHS...

A presto!

Fotografie tratte da:
 http://www.telegraph.co.uk/
http://www.davidaustinroses.co.uk/
https://www.rhs.org.uk/

sabato 4 giugno 2016

Gertrude Jekyll: la regina del cottage garden

Scrivendo di cottage garden, non si può non dedicare un post (anzi, sicuramente più di uno) ad una donna, artista e giardiniera che ha fatto e continua a fare la storia del giardino naturale all'inglese e che sentiamo vicina perchè anche lei amava i suoi animali domestici e l'arte, in particolare l'illustrazione ad acquerello.

Gertrude Jekyll nata nel 1843 e morta nel 1932 è vissuta a cavallo di due secoli che hanno visto il nostro mondo trasformarsi.

Nata in epoca vittoriana da una famiglia appartenente alla borghesia, ebbe una formazione che ricalca, in parte, quella tradizionalmente impartita alle sue contemporanee: arte, pittura e ricamo. Studiò alla South Kensington School of Art dove apprese le tecniche della pittura ad olio e dell'acquerello, specializzandosi da subito in pittura botanica e paesaggistica, ispirandosi a William Turner, uno dei più grandi pittori del suo tempo. Ebbe la fortuna di conoscere e frequentare gli esteti del suo tempo: John Ruskin e William Morris, teorici dell'Art and Craft che intendeva far entrare l'arte nel quotidiano grigiore delle città industriali per risollevare l'animo della working class con la bellezza. Questa ricerca del bello armonico determinò la sua filosofia giardiniera, che poi è anche la nostra: ci deve essere sintonia tra la casa e il giardino che ne è la naturale prosecuzione. Ogni pianta deve essere studiata per conoscerne il portamento, le fasi di crescita, il cromatismo a volte cangiante e poi impiantata accanto ad altre che saranno state scelte nello stesso modo. Il risultato finale dovrà apparire perfetto nella sua naturalezza, proprio come se un pittore lo avesse dipinto.


Schema di impianto realizzato da Gertrude Jekyll

Le teorie della Jekyll si allineano alla rivoluzione paesaggistica avviata nel XVIII secolo da altri giardinieri che si ribellarono al formalismo del giardino all'italiana o alla francese che avevano dominato  il paesaggio inglese fin dall'epoca dei Tudor. Uno fra tutti Lancelot Capability Brown (1716-1783) che avviò la "liberazione dei giardini" dalla rigidità di aiuole e siepi, inserendo nel paesaggio sempre più spontaneo, elementi quali statue, grotte, rivi e laghetti perfettamente armonizzati con la natura che li ospita. Un altro giardiniere "rivoluzionario" fu William Robinson, contemporaneo di Gertrude che si allineò subito alla sua impostazione di un paesaggio libero e naturale.

Sia Robinson che la Jekyll cominciarono ad inserire nei loro giardini  anche molte varietà botaniche nuove portate in patria dai "cacciatori di piante", esploratori coraggiosi che si spinsero in terre fino ad allora sconosciute, allo scopo di ampliare la conoscenza del mondo florovivaistico ed arricchire così i giardini d'Inghilterra. Fedeli allo scopo di rendere l'insieme il più armonico possibile, queste nuove varietà erano inserite in modo da apparire spontanee. Anche la scelta di materiale locale per costruire muretti, scalette e viali rispondeva alla volontà di totale naturalezza dell'insieme.

Nel 1876 alla morte del padre, la madre di Gertrude fece costruire un cottage nel Surrey a Munsted Heath. Qui Gertrude cominciò a mettere in pratica le sue idee paesaggistiche, realizzando un giardino così interessante da essere addirittura meta di pellegrinaggio di importanti botanici contemporanei che  ne decretarono la scalata alla popolarità. L'amicizia con il giovane architetto Edwin Lutyens avviò una collaborazione importante che porterà alla realizzazione di 400 giardini tra Regno Unito, Europa e Stati Uniti. Frutto di questa amicizia fu anche la tenuta Munsted Wood nella quale Gertrude si trasferì nel 1897, a pochi passi dalla casa materna. Il bosco giardino tanto amato dalla Jekyll è un capolavoro paesaggistico che non solo armonizza il cottage con il giardino, ma anche il bosco circostante con quest'ultimo, essendone la naturale prosecuzione. Non ci sono siepi o staccionate a separare il boschetto dal prato, ma un lento degradare di piante e arbusti che si adattano man mano all'habit tipico del sottobosco. Tra le  piante più adatte al bosco-giardino le rose, ancora una volta, si spingono fin sotto agli alberi di nocciole e ci accompagnano senza farci accorgere di essere usciti dal prato. Rose canine, si intende o pimpinellifolie che si adattano all'ombra e ai suoli poveri. E poi l'elleboro che in natura si trova proprio nei boschi e che la Jekyll suggerisce di impiantare alla base degli alberi. I semi cadranno e si creeranno stupendi cespugli in fiore nei mesi invernali. Altra piantina adatta a vivere al margine del bosco è naturalmente la primula. A Munsted se ne possono ammirare a centinaia appartenenti alla varietà che ha preso il nome dalla tenuta.
 
                                                               



Elleboro

















Anche il mio Secret Garden in divenire degrada verso un piccolo boschetto di noccioli che limita la nostra proprietà dal bosco retrostante. Lo sto progettando con in mano il libro "Testamento di un giardiniere" edito da Franco Muzzio Editore, che raccoglie i tanti articoli pubblicati da Gertrude Jekyll su importanti riviste come Country Life, Journal of the Royal Horticultural Society e Gardening Illustrated. E' una piacevole lettura, ma soprattutto un buon manuale nel quale trovare consigli e suggerimenti su come progettare un perfetto cottage garden a partire anche dalle piante che già ci sono. E poi, leggere che anche l'errore di valutazione è accettato come parte del percorso di progettazione del proprio giardino è sicuramente incoraggiante per me che di errori ne compio ancora molti purtroppo.


Per finire, mi piace ricordare una Gertrude Jekyll forse meno nota, ma ugualmente interessante. Essendo un'ottima autrice di acquerelli illustrò un libro per bambini intitolato "Children and Gardens" e dipinse spesso caricature del suo amato gatto Thomas "Puss-in Boots", avvicinandosi molto allo stile di Beatrix Potter altra artista-giardiniera che tanto amiamo. Infine, cosa ancora più interessante, Gertrude Jekyll fu molto attiva nel movimento delle Suffragette, partecipando alle manifestazioni e ricamando stendardi e slogan per la sezione locale di Godalmining (Surrey) nel cui museo si possono ammirare molti suoi manoscritti, disegni e oggetti personali.















Colpita da una malattia degenerativa agli occhi, questa grande donna creatrice di bellezza morì nel 1932 lasciandoci in eredità  consigli e meravigliosi giardini. A lei David Austin ha dedicato due rose stupende, quella che porta il suo nome e quella dedicata al bosco giardino Munsted Wood che è già a dimora in una delle aiuole della prima terrazza di casa mia e che mi sta per regalare una stupenda fioritura vellutata.


Gertrude Jekyll, David Austin

 
                                                                                      Munsted Wood- David Austin



Sabrina


Le foto sono tratte da:
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Bibliografia
Testamento di un Giardiniere, Gertrude jekyll, Franco Muzzio Editore
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